sottovoce | 02: the Juke Joint Meaning

sottovoce è una rassegna di concerti fatti in casa.
Prendiamo la musica e la portiamo a domicilio, dentro i salotti, le camerette, le cucine, sui balconi, nei giardini; facciamo venire un po’ di amici con cui condividere l’esperienza, e intanto filmiamo il tutto e poi lo mettiamo su internet per chi non c’era.

■ chi suona
I juke joint erano luoghi di incontro per la comunità nera del Delta del Mississippi. Stanzoni fumosi e affollatissimi dentro baracche perse nella piatta campagna americana, scandita solo da quei famosi crossroads dove ci si inginocchiava per vendere l’anima al diavolo. Il blues si è formato qua dentro, tra liquori di contrabbando, gioco d’azzardo e balli selvaggi. Come facessero i musicisti, senza nessuna ausilio elettrico (gli amplificatori erano di là da venire), a farsi sentire dagli avventori schiacciati come sardine dentro una stanzetta così caotica rimane un mistero.
Questa è l’idea dietro il progetto Juke Joint Meaning, che gira le strade, i locali e ora anche le case di Varese per portare in giro il blues senza uno straccio di elettricità. Nel mezzo c’è Mattia Sinigaglia, che forse ricordate per gruppo come Mamama, Nailroads, Ovella Negra, oltre ad un numero indefinibile di progetti solisti, sempre in zona black music.

■ tracklist
1. Freight Train (Elizabeth Cotten)
2. Hoochie Coochie Man (Willie Dixon)
3. Key To The Highway (Charlie Segar/Big Bill Broonzy)
4. Bill Bailey (Hughie Cannon)
5. Black, Brown and White (Big Bill Broonzy)

■ credits
camera: Daniele Piccoli
audio rec: Mattia Sinigaglia, Yed Viganò
edit: Daniele Piccoli
grazie a Massimiliano Bulgheroni